Mario Enrico Delpini, Matteo Maria Zuppi
Semi di un Nuovo Umanesimo
di Marco Manzoni
Mario Delpini è Arcivescovo di Milano dal 2017.
La conversazione parte dalla difficile condizione del mondo e dell’uomo contemporaneo, attorniati da guerre, diseguaglianze sociali, fenomeni migratori, emergenza ecologica e climatica.
Per Delpini la buona notizia è che ogni giorno ci sono molte persone che si danno da fare perché il mondo vada un po’ meglio, che vogliono essere costruttori di pace e di una storia umana che sia buona e positiva.
Vengono poi richiamati due significativi passaggi dell’Arcivescovo durante i recenti “Discorsi alla Città”. Il primo passaggio è relativo alla “stanchezza” della città e della Terra e alla conseguente necessità di momenti di pausa individuali e collettivi che aiutino a restare in contatto con la propria interiorità.
In questo contesto, per Delpini la solitudine, il silenzio, la pausa non sono segni del nulla, ma importanti momenti nei quali si può vivere un tempo più intimo che sia propedeutico alla costruzione di una buona relazione con l’altro. Il secondo passaggio è rappresentato dall’invocazione “Ma essa non cadde”, relativa alla tenuta etica di Milano di fronte a appetiti finanziari che ne snaturerebbero la tradizionale vocazione solidaristica e di capitale del volontariato.
1a Parte
Mario Enrico Delpini Arcivescovo di Milano
La speranza come responsabilità
35′, 2026
“Per Delpini è l’umanesimo dello sguardo, del sorriso, delle gesta delle mani, dell’operosità. All’insegna di quella che, per l’Arcivescovo, è la speranza come responsabilità, una responsabilità che ci interroga e riguarda tutti, credenti e laici.”
La narrazione di Milano per Delpini deve tenere conto certamente delle sue ombre, in primo luogo la circolazione di denaro proveniente da attività illecite, ma senza offuscare le tante qualità e energie positive presenti nella città, che è la capitale del volontariato in Italia. Si tratta perciò di ritrovare un nuovo slancio sociale, etico, culturale, una nuova alleanza tra le diverse istituzioni per il bene della città.
Non mancano nella conversazione due significativi aspetti che riguardano la nostra contemporaneità: il tema dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale che per l’Arcivescovo non sono ideologicamente da rifiutare, ma da utilizzare avendo sempre al centro la persona e le finalità umane e non quelle legate al puro profitto, poiché oggi il vero pericolo per l’uomo è l’individualismo autoreferenziale che ci separa dagli altri e che è schiavo di un sogno di onnipotenza.
Il secondo aspetto riguarda la complessa condizione dei giovani che vengono spesso rappresentati solo al negativo e che invece in più occasioni hanno mostrato un interesse e disponibilità verso l’altro, la pace, la giustizia sociale e che forse quasi rifiutano di diventare adulti perché vedono “i grandi” spesso senza valori e insoddisfatti della loro vita. In questo contesto, ricordando il valore simbolico della Madonnina, Delpini invita tutti, credenti e laici, a guardare in alto, a guardare oltre, a guardare più in profondità e più serenamente, poiché c’è sempre la possibilità e necessità di animare, non un ottimismo facile e di maniera, ma una speranza fondata su un futuro più armonioso.
Un futuro auspicabile che si innesti su un umanesimo adeguato ad affrontare le inedite problematiche del nostro tempo.
Il Card. Matteo Zuppi è Arcivescovo di Bologna ed è stato nominato da papa Francesco nel 2022 presidente della CEI, Conferenza Episcopale Italiana.
In questa conversazione ricca di spunti riflessivi, il Card. Zuppi riflette sulla nostra contemporaneità denominata “l’età della forza”, una metafora proposta a suo tempo da Giorgio La Pira: la forza brutale che prevarica la forza del diritto, la giustizia sociale e le istituzioni sovranazionali.
Lo spirito del tempo si fonda su un individualismo che diventa egolatria, una forma di malattia sociale e dell’anima che cancella la relazione con l’altro che diventa un diverso, un nemico da emarginare. Dunque, il rischio è quello della “morte del prossimo” e di cadere nel nichilismo, in quella che il presidente della CEI ha chiamato “la globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza “.
2a Parte
Matteo Maria Zuppi
Presidente Conferenza Episcopale Italiana
Età della forza, egolatria e identità che cresce nel dialogo
35′, 2026
“Ma secondo il Card. Zuppi la prima vittima dell’individualismo è in realtà proprio la persona e la sua complessità composta di razionalità, sentimenti, dimensione interiore poiché è la relazione che ci costituisce e che ci restituisce la nostra irripetibile identità.”
A questo proposito, richiamando l’insegnamento di San Francesco e la sua capacità di dialogare con il Sultano dell’epoca ma anche con le forme di vita non umane – dal Sole alla Luna, alle piante al lupo – , è nostro compito andare nella direzione non più di un dominio indiscriminato delle risorse naturali del pianeta, ma di una consapevole conversione ecologica, così come immaginata e proposta da papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sì”. Inoltre, per Zuppi lo sviluppo impetuoso e incontrollabile dell’IA pone seri interrogativi per la sua autoreferenzialità e per la difficoltà di conoscerla e di porle dei limiti.
C’è necessità, come ha sottolineato più volte anche papa Leone, di un’algoretica, di un governo etico di questo strumento affascinante e, nel contempo, inquietante per le prospettive sempre più evidenti di una deriva verso il post umano.
In questo contesto, per Zuppi è significativo alimentare una prospettiva di un umanesimo contemporaneo cui quello cristiano può dare un rilevante contributo all’insegna del primato ella persona e del dialogo con i non credenti e con le altre spiritualità.
Chi ha un’identità culturale e spirituale non teme il confronto con l’altro, anzi lo ricerca perché l’autentica identità cresce e matura proprio nel dialogo tra diversi.
C’è dunque necessità di una nuova alleanza culturale, etica e civile che ponga le fondamenta di un nuovo paradigma culturale, di una svolta della civiltà umana.
